È giusto ringraziare tutti coloro che si sono impegnati per la realizzazione di questo lavoro. Soprattutto però voglio ringraziare degli eroi silenziosi, IL COMITATO CIVICO POGGIO MIRTETO SCALO. È stato questo comitato promotore e giusto pungolo per la realizzazione di detta opera.
I cittadini di Poggio Mirteto Scalo certamente ricorderanno anche l’impegno profuso dal Comitato per la sistemazione del fosso Spada. A proposito presto sarà necessario intervenire nuovamente, in maniera preventiva, su detto fosso.
La pandemia causata dal Covid-19, ha determinato la chiusura delle scuole da inizio marzo 2020 e il proseguimento delle lezioni tramite la didattica a distanza.
La riapertura delle scuole è stabilita per il 14 settembre, ma le disposizioni fin qui emanate dal Governo risultano spesso incomprensibili, contraddittorie e di difficile applicazione.
Le famiglie, a tre settimane dalla riapertura delle scuole, necessitano di comunicazioni chiare e precise, almeno da parte dell’Amministrazione Comunale, alla quale abbiamo chiesto con una interrogazione come intenda adattare gli spazi scolastici al fine di adeguarli alle disposizioni ministeriali e in particolare:
Lo stato del cronoprogramma della ristrutturazione dell’edificio della scuola primaria del centro: i lavori saranno terminati entro la data d’inizio delle attività didattiche? Come è stato organizzato il servizio trasporti e il servizio mensa per gli alunni che ne usufruiranno? Sarà garantita in tutti gli istituti l’attività motoria nelle palestre o in luoghi simili? Sono stati stabiliti i percorsi ingresso/uscita? In tutti i plessi è stata individuata la stanza dove chi presenterà sintomi riconducibili al virus potrà essere isolato? Chi si occuperà del presidio delle scuole in ingresso e in uscita e negli attraversamenti? Qualora per il Referendum del 20 e 21 settembre il Comune non trovi locali per la consultazione e venissero utilizzati, come di solito, i locali scolastici, quali provvedimenti verranno presi per garantire l’adeguata sanificazione dei locali interessati a tutela della salute degli studenti e di tutto il personale che al termine delle operazioni elettorali, dovranno rientrare in quegli stessi ambienti? Attendiamo fiduciosi le indicazioni e continuiamo nel nostro lavoro.
Interrogazione a risposta scritta a firma del gruppo consiliare
“Dopo aver incendiato l’Ucraina, ora l’Ue soffia sul fuoco in Bielorussia. Beninteso, in nome dei diritti civili. La società aperta altro non è che la globalizzazione dei diritti civili, che si concretizza nell’annullamento dei diritti sociali, nello spostamento della ricchezza dal basso in alto. Purtroppo, sembra che anche qui i diritti civili siano diventati la questione più importante. Dalle mie parti delocalizza un’azienda dietro l’altra, spesso sono in attivo e hanno anche numerose commesse. Ogni volta, si apre una vertenza che, puntualmente ed inevitabilmente, si rivela inutile. A chi perde il lavoro di mascherine e <> non può fregare un bel niente. Uno Stato che non sia sovrano non può tutelare l’interesse nazionale ed il benessere dei suoi cittadini. Senza sovranità statale, i diritti civili fanno da tappezzeria. Pound diceva: <
“Ci vuole una bella faccia tosta a chiamarsi Mario Draghi e a fare – come ha fatto l’ex presidente della BCE al consueto Meeting per l’amicizia fra i popoli di Comunione e Liberazione – un discorso tutto incentrato sui giovani. A detta di Draghi, negli ultimi anni «una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a [trascurare i giovani e a] distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico». Ma adesso, dice Draghi, è arrivato finalmente il momento di «essere vicini ai giovani», investendo su di loro e sul loro futuro, perché «privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza».
Parole indubbiamente condivisibili, ma che risulterebbero più credibili se a pronunciarle non fosse colui che per otto anni ha presieduto la più importante carica istituzionale dell’Unione europea, quella di presidente della Banca centrale europea (BCE), e che in quella veste ha pervicacemente sostenuto le politiche di austerità fiscale che hanno condannato milioni di giovani europei alla disoccupazione, alla precarietà e all’emigrazione forzata, distruggendo le prospettive di un’intera generazione.
Ricordiamo che prima dello scoppio della pandemia – in quelli che possiamo considerare tempi “normali” – circa il 15 per cento dei giovani nell’eurozona, in media, erano disoccupati, con picchi del 33 per cento in Grecia, del 32 per cento in Spagna e del 27 per cento in Italia. Numeri da capogiro, che però nascondono la tragedia umana che si cela dietro di essi: milioni di giovani (e ormai non più tanto giovani, a distanza di un decennio) a cui è stata negata la possibilità di costruirsi un’esistenza dignitosa, una famiglia, un futuro, costretti ad accontentarsi di sopravvivere, di mese in mese, di anno in anno, tra lavoretti precari e sottopagati, spesso lontano dal proprio paese e dai proprio affetti.
E tutto questo non è il risultato di ciò che Draghi chiama «una forma di egoismo collettivo», qualunque cosa voglia dire, ma di un regime politico-economico ben preciso fondato sull’austerità, sulla disoccupazione e sullo sfruttamento – soprattutto dei giovani –, che trova nell’architettura dell’euro la sua architrave. E che nel corso dell’ultimo decennio ha trovato in Mario Draghi uno dei suoi principali sponsor.
I giovani, infatti, non dimenticano – o così ci auguriamo – che fu proprio Draghi, nell’agosto del 2011, poco prima di assumere la carica alla BCE, e nel pieno della furia speculativa nei confronti dei titoli italiani, a inviare al governo italiano, insieme al suo Trichet, quella famosa “letterina”, che poi sarebbe entrata nella storia, in cui intimavano al governo «una profonda revisione della pubblica amministrazione», compresa «la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali», «privatizzazioni su larga scala», «la riduzione del costo dei dipendenti pubblici, se necessario attraverso la riduzione dei salari», «la riforma del sistema di contrattazione collettiva nazionale» e persino «riforme costituzionali che inaspriscano le regole fiscali».
I giovani non dimenticano che fu sempre Draghi a spianare la strada al governo “tecnico” di Mario Monti, e alla macelleria sociale che ne è seguita, con la sua decisione di cessare gli acquisti di titoli di Stato italiani (come ammesso dallo stesso Monti).
I giovani non dimenticano che fu sempre Draghi, appena un mese dopo il suo colpo di Stato silenzioso in Italia, a lanciare l’idea di un “patto fiscale” (“fiscal compact“): «una revisione fondamentale delle regole a cui le politiche di bilancio nazionali dovrebbero essere soggette in modo da risultare credibili». Ciò comportò, nel marzo del 2012, la firma da parte di tutti gli Stati membri dell’UE (con le uniche eccezioni di Regno Unito e Repubblica Ceca) di una versione ancora più rigorosa del Patto di stabilità e crescita istituito dal trattato di Maastricht: il cosiddetto Fiscal Compact. Esatto, quest’ultimo è un’invenzione di Draghi. Cosa la firma di questa trattato significasse per l’Europa lo spiegò lo stesso Draghi in un’intervista al Wall Street Journal pochi mesi dopo: «Non c’è alternativa al consolidamento fiscale, il modello sociale europeo appartiene già al passato».
I giovani, infine, non dimenticano che fu sempre Draghi a coniare il concetto di “pilota automatico” in riferimento alle politiche economiche dell’eurozona. In seguito alle elezioni italiane del 2013, in cui il Movimento 5 Stelle emerse come il primo partito del paese, Draghi rassicurò tutti circa i timori che questo potesse portare l’Italia fuori dai binari dell’austerità: «Gran parte dell’adeguamento fiscale che l’Italia ha intrapreso continuerà con il pilota automatico». E infatti così è stato. Il messaggio di Draghi era chiaro: grazie al nuovo regime di governance economica che egli stesso aveva contribuito a costruire, i risultati delle elezioni non avrebbero contato più nulla. Come avrebbe detto qualche anno più tardi il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble: «Le elezioni non cambiano nulla. Ci sono delle regole».
È precisamente questo processo di spoliticizzazione delle politiche economiche che ha permesso a Draghi di pronunciare il suo famoso discorso che “ha salvato l’euro” nell’estate del 2012. In quell’occasione, Draghi annunciò l’istituzione del programma OMT (Outright Monetary Transactions), con il quale la BCE si impegnava, se necessario, ad effettuare acquisti illimitati di titoli di Stato sui mercati obbligazionari secondari «per preservare l’euro». Le sue parole fecero immediatamente scendere gli interessi sui titoli di Stato europei.
Tuttavia, se da un lato questo ha aiutato i paesi in crisi (come l’Italia) ad evitare l’insolvenza, ha fatto ben poco per sostenerli in termini di rilancio delle loro economie: questo avrebbe richiesto politiche di stimolo fiscale (cioè deficit più elevati), che era esattamente ciò che il nuovo quadro di governance fiscale inaugurato da Draghi proibiva. L’accesso a un programma OMT, infatti, come abbiamo scoperto in questi mesi, comporta l’adesione da parte del paese in questione a un rigido programma di austerità fiscale e alle famigerate “condizionalità” della troika (liberalizzazione del mercato del lavoro, privatizzazione degli asset statali, compressione dei salari ecc.), all’interno della cornice del Meccanismo europeo di stabilità (MES).
In breve, le varie innovazioni istituzionali introdotte da Mario Draghi nel corso degli anni, che gli sono valse così tanti elogi, non hanno trasformato la BCE in un prestatore di ultima istanza, su cui i governi nazionali possano fare affidamento sempre e comunque, ma l’hanno resa piuttosto uno “spacciatore di ultima istanza”, con il potere di sfruttare le difficoltà economiche dei paesi per ricattarli e costringerli a implementare politiche di matrice neoliberista. Questo è diventato evidente nell’estate del 2015, quando, nel bel mezzo del negoziato tra le autorità greche e la troika, la BCE ha deliberatamente destabilizzato l’economia greca, interrompendo il supporto di liquidità alle banche, per costringere il governo di SYRIZA ad accettare le dure misure di austerità contenute nel nuovo memorandum, un fatto pressoché senza precedenti nella storia.
Tutti questi episodi dimostrano che è soprattutto merito di Draghi se oggi possiamo dire che l’eurozona è l’unica area economica al mondo in cui non è la banca centrale ad essere dipendente dai governi, ma sono i governi ad essere dipendenti dalla banca centrale.
Come detto, a farne le spese di questa architettura infernale, di cui Draghi è uno dei principali artefici, sono stati – e continuano ad essere – soprattutto i giovani. Quegli stessi giovani che oggi Draghi vorrebbe “salvare”. Purtroppo non possiamo cambiare il passato, ma almeno possiamo cercare di evitare che Draghi costruisca il suo futuro politico su quegli stessi giovani a cui ha distrutto il futuro.”
criminale ed in grande stile ma almeno sincero, ce lo dice direttamente che la democrazia conta zero e l’hanno messo li alla luce del suo passato (È dei suoi #crimini)
criminicontroumanità
sterminioarate comodamente domiciliare
《Le critiche social scatenate dalla notizia del nuovo incarico ricevuto dall’Oms dimostrano “la totale irrilevanza dei social media italiani che fanno tanto tremare i politici. E’ evidente che l’Oms si sarà informata sul mio passato prima di fare questa scelta e il peso dato alle pittoresche elucubrazioni dei social media italiani è stato zero”. 》 Lo ha detto Mario Monti, a Agorà.
Lega, De Santis fa il punto della situazione sulla Sabina: “I nostri imprenditori meritano di crescere”
Alberto De Santis fa il punto della situazione della Lega a Poggio Mirteto e nel territorio sabino: “Ci stiamo strutturando per farci conoscere meglio e presentarci con le carte in regola alle prossime elezioni, confermando la scelta di andare da soli con il nostro programma che stiamo realizzando anche da posizioni di minoranza”.
Il coordinatore della Lega di Poggio Mirteto, Alberto De Santis
A partire dalla cena dello scorso mercoledì a Poggio Mirteto, il consigliere comunale e coordinatore della Lega di Poggio Mirteto, Alberto De Santis, fa il punto della situazione sulle attività della Lega nel territorio sabino.
Com’è nata la cena di mercoledì 1 luglio a Poggio Mirteto? Durante alcune serate politiche romane abbiamo avuto l’occasione di parlare con la senatrice Marzia Casolati, ed in queste piacevoli chiacchierate con Massimo Colangeli la senatrice, che è particolarmente sensibile ai territori ed al potenziale che ognuno di essi può esprimere in un’ottica di sinergia nazionale, si è incuriosita su Poggio Mirteto e la Sabina tutta. Il discorso Sabina si è continuato a sviluppare anche grazie a Sonia Oreti, uno degli animi fondanti del nostro gruppo e amica della senatrice e non solo, e si svilupperà ulteriormente.
Come avete scelto produttori e location? Semplice: abbiamo scelto in base al merito e non alla vicinanza politica. Promuovere e sviluppare la Sabina vuol dire promuoverla tutta e non solo una parte, noi non siamo il PD. Per questo vi era una piccola rappresentanza degli amministratori leghisti. Non dovevamo essere noi i protagonisti ma il territorio e le attività produttive che lo animano. Il lavoro e l’informazione rendono gli uomini liberi ed autonomi nelle proprie scelte e non dobbiamo dimenticare chi crea economia e posti di lavoro, specialmente in questo periodo con evidenti difficoltà legate alla pandemia. Il nostro territorio, la nostra popolazione ed i nostri imprenditori meritano di crescere ma devono necessariamente essere consapevoli del potenziale che rappresentano e costruire una sana sinergia nel rispetto e nella valorizzazione di tutti.
Il gruppo della Lega a cena da Calvani a Poggio Mirteto
Cosa rappresenta per te la Sabina? La nostra provincia fu creata per volontà politica prendendo parte dei territori dell’Umbria, dell’Abbruzzo e del Lazio ed è caratterizzata, ovviamente, da una diversità dei vari comprensori. Detti comprensori, in particolare la piana reatina, le valli del Salto e del Turano, la Sabina farfense-tiberina, presentano territori montani, pianeggianti e collinari e sono caratterizzate da coltivazioni diverse che vanno dalle produzioni silvo-pastorali, a quelle cerealicole, all’olivicoltura. Voler programmare uno sviluppo socio economico dell’intera provincia non è possibile se non si tiene conto di questa peculiarità. Il nostro comprensorio, la Sabina, è ricco di uliveti e storicamente è noto per la produzione di olio di oliva di grande qualità oltre che per che per la produzione cerealicola. Si sta sviluppando una evoluta attività vinicola ed inizia ad essere commercializzata anche una florida produzione spontanea di tartufi. La nostra agricoltura esiste e si evolve parallelamente ed in modo complementare al nostro artigianato che rappresenta, anch’esso, un fiore all’occhiello con forte potenziale turistico. Il tutto va inquadrato in un’azione di valorizzazione della storia del nostro territorio che con la ricchezza dei suoi innumerevoli borghi-castelli medioevali offre al turista la possibilità di immergersi in contesti ricchi di storia oltre che di natura. È volontà della Lega sabina progettare un futuro dell’economia del nostro territorio basato sullo sviluppo delle piccole e medie aziende agricole, per dar vita ad una significativa attività di trasformazione e commercializzazione dei prodotti. Per far questo sarà necessario acquisire una mentalità nuova di tipo “commerciale” che guardi al mercato, in particolare a quello rappresentato dalla vicina città di Roma. La Lega sabina vuole investire sulla realizzazione di un “brand sabino” per dare visibilità, riconoscibilità e pubblicità alla nostra offerta. Questo brand potrà aiutare anche tutte quelle attività legate al turismo, ad esempio gli agriturismi, che potranno contribuire all’affermazione commerciale del territorio proponendo un’offerta che tenga conto delle produzioni agro alimentari locali, della bellezza paesaggistica e della ricca storia, in particolar modo legata al Medioevo, del territorio. La domanda c’è, si pensi soltanto alla vicinanza di Roma, bisogna saperla intercettare, incanalare, valorizzando al massimo l’offerta che il nostro territorio è in grado di fornire.
Questo momento è particolarmente complesso sia a livello nazionale che a livello locale, quali potrebbero essere le sinergie per agevolare una ripartenza economica? Sia in ambito nazionale che a livello provinciale occorre fare sinergia e non ridursi a delle predominanze sterili. L’esempio da seguire è l’operato del nostro presidente Calisse, faro indiscusso della nostra politica locale. Anche a livello nazionale dobbiamo ricordarci, per molti versi, chi eravamo e chi possiamo ancora essere. La nostra nazione, come la nostra provincia, è un territorio ricco di natura e di storia. Il nostro frammentato tessuto produttivo non è un limite ma un valore aggiunto in quanto contraddistinto da una imprenditoria particolarmente creativa e di qualità. Ci dobbiamo ricordare che l’Italia nella discussa e a volte rimpianta prima repubblica, era pur sempre la quarta potenza industriale del mondo. Eravamo leader in ambiti particolarmente strategici come la meccanica di precisione, la chimica, l’agro alimentare di qualità, la nautica, il cinema e per finire la moda. Ricordiamoci che gli americani sono andati sulla luna con un computer Olivetti ed oggi è particolarmente importante ricordarci chi siamo e cosa siamo stati in grado di fare. Se oggi siamo ridotti in questo modo è per le scelte scellerate dei governi di sinistra che hanno privatizzato, svendendo, il nostro apparato industriale pubblico e le nostre infrastrutture che erano all’avanguardia.
E a cosa hanno portato queste privatizzazioni e il blocco degli interventi pubblici? Anche oggi la scelta scellerata di bloccare gli interventi pubblici, impedendo anche ai territori locali di poter spendere per la manutenzione delle infrastrutture e per la sanità, è un suicidio assistito aggravato dalla costante e metodica importazione di schiavi volto ad abbassare il salario medio ed i diritti sindacali acquisiti. Quello che ci raccontano che sarebbe successo uscendo dall’Europa sta già accadendo, mentre le cavallette in Inghilterra non sono ancora arrivate e probabilmente non arriveranno mai visto che la loro economia sta crescendo, gli investimenti anche, ed i lavoratori stanno riconquistando diritti economici e sociali non che da noi adesso quantomeno scarseggiano. Ovvio, sono stato fortunato ed anni fa ho scoperto casualmente “scenari economici” e “GofyEconomics”, che mi hanno permesso di ascoltare una seconda campana e verificare nel tempo chi avesse ragione, pur non essendo uno specialista in materia. Potrà sembrare strano a tanti che ingenuamente ascoltano soltanto una campana, ma i fatti sono tenaci e stanno dando ragione ai sovranisti. Per questo da diverso tempo mi sono tesserato nella Lega (la mia prima ed unica tessera) e ne sono un orgoglioso militante. In questi anni di crisi il vero welfare italiano è stata la famiglia ricca di valore sotto ogni punto di vista affettivo, educativo ed economico. Per questo il nostro leader nazionale, Matteo Salvini, difendendo la famiglia tradizionale, portando avanti buon senso e razionalità, è così amato in tutto il paese. La sinistra vuole sistematicamente distruggere la famiglia non per tutelare delle minoranze, che devono essere tutelate, ma per renderci soli, senza legami con le comunità e spostabili a seconda delle esigenze produttive per la logica snaturata del globalismo e del profitto.
Oggi cosa rimane del progetto politico che avete presentato all’ultima tornata elettorale nel comune di Poggio Mirteto? Il nostro obiettivo principale era quello di far nascere a Poggio Mirteto una presenza politica caratterizzata da una continua ed efficace azione di stimolo in consiglio comunale. Negli anni passati tutto questo non è avvenuto. Gli stessi candidati sindaci che ci sono stati nel tempo hanno mollato o addirittura sono passati al PD. Ora ci stiamo strutturando per farci conoscere meglio, acquisire sempre più esperienza, per presentarci con le carte in regola alle prossime elezioni, cosa che non è mai avvenuta in passato. Ora, considerati gli eventi, si capisce la nostra scelta di andare da soli con il nostro programma che stiamo realizzando anche da posizioni di minoranza.
Siamo contenti che la Giunta Comunale abbia fatto propria la nostra proposta.
Auspichiamo che ora venga presentato un bel progetto da realizzare preferibilmente al “panettone” e, perché no, integrando il ricordo del compianto Peppe.
Quando si recepiscono proposte valide, anche se vengono dall’opposizione, è un fatto positivo e sintomo d’intelligenza politica.
Ringraziamo l’assessore Villanucci che si è interfacciata con noi per questa iniziativa.
Non è mia abitudine intervenire per le buche del manto stradale. C’è chi è più bravo e costante di me. Soprattutto credo che il compito dell’opposizione sia influenzare le decisioni con visione prospettica.
Tutto ha un limite, quando la questione diventa pericolosa bisogna però intervenire con vigore.
È inutile coprire a ripetizione, bisogna comprendere le reali cause ed intervenire su esse.